L'Intervento
 
Il Commercialista del lavoro
L’esercizio della consulenza del lavoro costituisce una delle possibili aree di attività professionale che i commercialisti possono liberamente intraprendere, perché da sempre rientra nelle loro competenze
Lorenzo Di Pace, Domenico Calvelli
 

Recentemente il Consiglio Nazionale appena insediatosi ha sancito una realtà esistente da sempre, affidando la delega alla materia giuslavoristica al consigliere nazionale Vito Jacono e definendo i colleghi che se ne occupano come “commercialisti del lavoro”: un grande passo avanti nel riconoscimento delle competenze in materia della categoria. Tutto nasce, in realtà, con la legge 12 del 1979, ma viene rilanciato, poco più di un anno fa, con la costituzione del Gruppo nazionale ODCEC Area Lavoro, una compagine spontanea nata a Roma nel settembre del 2013. Così è accaduto, all’interno della professione di commercialista, un fatto davvero nuovo: moltissimi colleghi, in rappresentanza di un numero considerevole ed in crescita di Ordini territoriali (ad oggi più di 60 e rappresentanti oltre il 60% degli iscritti all’Albo nazionale), si sono aggregati per affrontare e risolvere tematiche di stretta afferenza professionale, in questo caso giuslavoristica, sia dal punto di vista tecnico, sia da quello dei rapporti con le Amministrazioni, a difesa della Categoria. Per mezzo dei referenti giuslavoristi degli Ordini, è così sorto un movimento spontaneo, apolitico, con l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione la materia del lavoro tra le competenze primarie dei commercialisti. Tutto ciò è accaduto in un particolare momento storico di assenza di governance nazionale, oggi finalmente risolto con grande sollievo della Categoria. L’esercizio della consulenza del lavoro del resto costituisce una delle possibili aree di attività professionale che gli iscritti agli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili possono liberamente intraprendere; tale area, infatti, da sempre rientra tra le competenze del commercialista, in realtà ancor prima della legge 11 gennaio 1979, n. 12, la quale ha, peraltro, consacrato, tra le altre, la figura del commercialista quale soggetto abilitato all’esercizio dell’attività di consulenza del lavoro, con l’unico obbligo di darne comunicazione al Servizio Ispezione del Lavoro della D.T.L. delle province nel cui ambito intende svolgere l’attività. La cosiddetta “globalizzazione” ha reso la materia “lavoro”, nella sua accezione più ampia (incluso il concetto di welfare), elemento imprescindibile della nuova economia. Nessun professionista economico-giuridico, e soprattutto i commercialisti, può esimersi dall’occuparsi, in qualche misura, di lavoro e di previdenza. Così, in un sistema economico profondamente in crisi ed in rapido mutamento, la materia lavoristica diviene, sia per i giovani appena abilitati che per i colleghi più affermati, un’opportunità professionale e di crescita formativa. All’art. 1 della legge 12/1979, del resto, si legge chiaramente: “Tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti, quando non sono curati dal datore di lavoro, direttamente od a mezzo di propri dipendenti, non possono essere assunti se non da coloro che siano iscritti nell'albo dei consulenti del lavoro a norma dell'articolo 9 della presente legge, salvo il disposto del successivo articolo 40, nonché da coloro che siano iscritti negli albi degli avvocati e procuratori legali, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali, i quali in tal caso sono tenuti a darne comunicazione agli ispettorati del lavoro delle province nel cui ambito territoriale intendono svolgere gli adempimenti di cui sopra”. Il datore di lavoro può affidare questi adempimenti ad un centro elaborazione dati; in tal caso, tuttavia, le attività dovranno essere limitate al mero svolgimento di operazioni di calcolo e stampa in materia di lavoro, previdenza e assistenza e all’esecuzione delle attività strumentali e accessorie. In ogni caso i Ced debbono essere assistiti da uno o più iscritti agli Albi indicati nel citato articolo 1. I commercialisti e gli avvocati, diversamente dai consulenti del lavoro (unica differenza), sono tenuti, come accennato ad inizio articolo, a darne comunicazione al competente Servizio Ispezione del Lavoro competente per provincia. È quindi pacifico che ogni commercialista (ed oggi se ne contano più di 20.000 che operano in tal senso, sul totale degli iscritti all’Albo nazionale) sia ampiamente abilitato e titolato allo svolgimento di incarichi lavoristici. Del resto il Gruppo ODCEC Area Lavoro si è attivato sin da subito per portare avanti alcune tematiche quali il ripristino della pari dignità, che vedono la nostra Categoria subìre talvolta prevaricazioni ingiustificate. È il caso della costituzione degli organismi di certificazione dei contratti di lavoro, dell’assenza dei commercialisti dall’assistenza in fase di conciliazione nei casi di licenziamenti per GMO, della sottoscrizione del protocollo d’intesa relativo all’Asse.Co.. Queste attività di tutela saranno ancor di più svolte unitamente al Consiglio Nazionale, alla Commissione nazionale competente e costituita ad hoc, alla Fondazione Istituto di Ricerca; del resto, fin da subito il Consiglio Nazionale stesso, anche nelle persone del presidente Gerardo Longobardi e del vicepresidente Davide Di Russo, ha creduto in questa iniziativa. Ed ancora si è proceduto a intraprendere un’attività divulgativa e scientifica per mezzo della rivista “Il Commerci@lista lavoro e previdenza”, che dispone di oltre duecento colleghi in comitato di redazione e che, in particolare, viene realizzata da un comitato ristretto di coordinatori composto dallo scrivdente Lorenzo Di Pace (ODCEC Roma, presidente del Gruppo), Bruno Anastasio (ODCEC Napoli), Paride Barani (ODCEC Reggio Emilia), Domenico Calvelli (ODCEC Biella, fondatore e direttore responsabile), Maurizio Centra (ODCEC Roma), Ermelindo Provenzani (ODCEC Palermo), Martina Riccardi (ODCEC Biella, capo redattore area lavoro), Marco Sambo (ODCEC Venezia) e Graziano Vezzoni (ODCEC Lucca). Dopo l’istituzione del tavolo tecnico con la Dirigenza Nazionale INPS, è stato inoltre istituito un tavolo tecnico con la Dirigenza Centrale INAIL, ripristinando di fatto quelle collaborazioni di cui certamente si sentiva l’esigenza e di dar seguito ad ulteriori iniziative di dialogo istituzionale come ad esempio con l’ANIV, l’associazione professionale dei funzionari ispettivi pubblici. Del resto, nel panorama italiano, è difficile trovare una professione più “liberalizzata” di quella di commercialista, la quale, senza numeri chiusi, esclusive né minimi tariffari, si sorregge completamente sulle proprie competenze tecniche, anche in materia di lavoro quindi. Il d.lgs. 139 del 2005 (l’attuale legge professionale) elenca infatti ben quindici competenze tecniche riconosciute solo per gli iscritti alla sezione A dell’Albo, sorrette dal lungo e complesso iter accademico, pratico e formativo imposto agli iscritti. Ecco che allora il commercialista (anche quello del lavoro) non ha mai chiesto “regali” da parte del Legislatore ed è il frutto dell’evoluzione, verrebbe da dire darwiniana, di una professione che, per percorso di studi e per complessità giuridica ambientale, ormai ha capacità a tutto tondo nelle materie economiche e giuridiche. Solo per questo si chiede agli interlocutori istituzionali di essere ascoltati. Parafrasando il D’Annunzio nella sua celebre frase “memento audere semper” (ricorda di osare sempre, comunque utile), ci si rivolge a chi prende decisioni politiche in materia economica e giuridica dicendo: “memento audire semper”, cioè ricorda di ascoltare sempre (prima di decidere). Chi? I commercialisti, ovviamente. E la recente audizione, proprio in tema di riforma del mercato del lavoro, presso l’XI Commissione della Camera dei Deputati, sia il più bell’auspicio per l’inizio di un nuovo percorso costruttivo ed utile alla Nazione. 

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N. 10 - OTTOBRE 2014
 
Editoriale
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