L'Intervento
 
Il supporto del Cndcec in materia di lavoro
Il percorso prevede un tavolo di confronto per arrivare alla individuazione di procedure pratiche uguali per tutti, formazione professionale, formulazione di proposte per le istituzioni…
Vito Jacono, Consigliere nazionale
 

Appena assunta la delega ho cercato di capire quanti colleghi commercialisti si occupano di consulenza del lavoro e qui ho avuto la prima sorpresa: circa 20.000 dei circa 115.000 iscritti. Un numero non indifferente, sintomatico di una specializzazione esistente all’interno della professione e, a voltepoco evidenziata. I dottori commercialisti ed i ragionieri e periti commerciali hanno sempre avuto, nei propri ordinamenti, la possibilità di svolgere la consulenza del lavoro e, a maggior ragione, il legislatore nel momento in cui ha emanato la legge n. 12/79, costitutivo dell’Albo dei consulenti del lavoro, all’articolo 1 ha sancito “tutti gli adempimenti in materia di lavoro, previdenza ed assistenza sociale dei lavoratori dipendenti… non possono essere assunti se non da coloro che siano iscritti nell’albo dei consulenti del lavoro... nonché da coloro che siano iscritti negli albi degli avvocati e procuratori legali, dei dottori commercialisti, dei ragionieri e periti commerciali…”. Pertanto il legislatore stesso da sempre ha riconosciuto ai commercialisti l’abilitazione per svolgere la consulenza del lavoro. Il futuro delle professioni si baserà sempre più sulle specializzazioni e, tra queste, indubbiamente la consulenza del lavoro avrà il suo ruolo. Molte volte siamo portati ad individuare la consulenza del lavoro con la mera predisposizione dei cedolini paga e la tenuta dei registri obbligatori. Questa è l’attività ordinaria, al pari della tenuta della contabilità per le aziende. Esistono, tuttavia, tutta una serie di problematiche inerenti ai rapporti di lavoro connesse alle operazioni straordinarie messe in essere dalle imprese e/o alle procedure concorsuali. Cito tali operazioni in quanto, normalmente, tutte le fattispecie che rientrano in tali operazioni hanno un filo conduttore comune ovvero il trasferimento e/o il salvataggio dell’azienda. L’analisi preliminare della situazione dei contratti di lavoro in essere presso un’azienda è un elemento essenziale per il buon fine dell’operazione. Qualsiasi soggetto, il quale abbia interesse ad acquisire un’azienda, in qualsiasi modo esso avvenga, vuole conoscere a priori, per poi fare le proprie valutazioni, la situazione esistente dei contratti di lavoro, i relativi costi, gli obblighi relativi alla continuità dei contratti in essere in capo al nuovo soggetto. È facile intuire che nel mondo della consulenza del lavoro le problematiche sono innumerevoli ed il Consiglio Nazionale, per andare incontro ai colleghi che si occupano di tale materia, ha istituito all’interno della propria fondazione l’area lavoro dedicandogli inizialmente un ricercatore nella convinzione di incrementarne il numero nel 2015. Comunque, anche gli altri ricercatori della Fondazione dedicati alle aree fiscale, procedure concorsuali, operazioni straordinarie e legale, potranno collaborare fattivamente con l’area lavoro. Come sopra evidenziato, in Italia, i professionisti abilitati per legge a trattare la consulenza del lavoro devono essere iscritti obbligatoriamente ad uno dei seguenti tre Ordini professionali: avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro. Tali figure professionali, in un contesto di crisi economica quale quello attuale, che non ha precedenti, dovrebbero unire le forze e trovare delle sinergie utili alle imprese assistite e guardare al futuro in modo unitario, propositivo e costruttivo. Pertanto alla luce delle considerazioni fatte sarebbe utile, sia per i professionisti che prestano la consulenza del lavoro che per le imprese che la ricevono, individuare un percorso comune ed unitario. Tale percorso unitario dovrebbe partire dall’istituzione di un tavolo di confronto permanente per arrivare alla condivisione di scelte comuni tra cui l’individuazione di procedure pratiche uguali per tutti, la formazione professionale, la formulazione di proposte per le istituzioni, ecc.. A mio modesto parere, in un mondo figlio della globalizzazione, non abbiamo più la possibilità di guardare solo al proprio orticello ma bisogna ragionare in termini più ampi abbattendo muri oggigiorno inutili e deleteri. 

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N. 10 - OTTOBRE 2014
 
Editoriale
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L'Intervento
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