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Di Russo: “Impegnati sul fronte delle proposte”
Per il Vice Presidente del Consiglio Nazionale, “occorre creare una rete il più capillare possibile che promuova e sia protagonista di un costante confronto con le altre Categorie professionali e gli interlocutori istituzionali”
di M.P.
 

“Dobbiamo riaffermare a tutti i livelli l’autorevolezza della Categoria, che deve tornare ad essere istintivamente percepita come un imprescindibile auctoritas e quindi occorre ricostruire una rete di rapporti che ci consenta di incidere in tempo reale sui processi decisionali della politica”. Davide Di Russo, vicepresidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, ne è convinto: alla professione serve un network, da costruire in tempi ragionevolmente brevi e il più possibile ramificato a livello territoriale, sul quale far affidamento per un lavoro di lobby in grado di far valere le istanze dei commercialisti.

Vicepresidente, da dove si parte per mettere in campo questa sua idea?

Innanzitutto dall’organizzazione del Consiglio nazionale. Io credo che sia per noi prioritario disporre di un quadro preciso e sempre aggiornato di quanto avviene in Parlamento e a Palazzo Chigi su tutte le materie che possono impattare sulla professione. Per questo ho chiesto che fosse creato un ufficio legislativo in grado di segnalarci tempestivamente ogni novità, per consentirci di elaborare le proposte da sottoporre alla politica e intervenire con i nostri interlocutori in tempo utile. Si tratta di un lavoro di informazione propedeutico a un’efficace attività di lobby, intesa non come oscuro lavorio corporativo, ma come legittimo impegno in difesa delle nostre prerogative e delle tante competenze che possiamo mettere a disposizione della collettività.

Questa è la parte del suo progetto più strettamente legata alla struttura del Consiglio nazionale. Ma come lo si concretizza all’esterno?

Come dice il presidente dell’Ordine torinese al quale appartengo, c’è un Commercialista al fianco di ogni azienda: operiamo nel cuore del tessuto economico e produttivo del Paese e abbiamo un punto di osservazione privilegiato sui suoi problemi e criticità. Dobbiamo allora contattare i nostri referenti nelle istituzioni, i colleghi che ricoprono cariche politiche, nelle realtà locali come a Roma, metterci con loro in rete. Una rete il più capillare possibile, reattiva e sensibile alle nostre problematiche, che promuova e sia protagonista di un costante confronto con le altre categorie professionali e gli interlocutori istituzionali, per convergere insieme, attraverso le diverse esperienze e modalità di approccio, alla soluzione dei problemi concreti. È quanto si sono impegnati a fare i colleghi consiglieri nazionali, ciascuno nel proprio territorio. Insomma, anche qui un network, chiamato a dedicare un’attenzione particolare agli Enti locali, un ambito nel quale le professionalità dei commercialisti chiedono di essere meglio valorizzate.

A cosa si riferisce?

Le riforme degli ultimi anni hanno notevolmente ampliato le competenze dei revisori degli Enti locali, divenuti nel tempo veri presidi di legalità dotati di notevole indipendenza, e non più meri controllori. A questo processo di valorizzazione delle competenze del revisore, si sono però affiancati, da un lato un sistema di selezione, quello a sorteggio, che a nostro parere rischia di penalizzare fortemente competenze e crescita di nuove professionalità, dall’altro un oggettivo problema legato a compensi evidentemente troppo bassi. Ecco, questo è un terreno sul quale è a mio avviso utile avviare una decisa azione di pungolo alla politica. Ci rivolgeremo al Governo, al Ministero dell’interno e a quello dell’economia, per avanzare proposte concrete. Il sistema di selezione per estrazione, così com’è, non ci convince; ma non dobbiamo impelagarci in guerre di religione o arroccarci sulle nostre posizioni. La strada è quella del confronto costruttivo, per evidenziare agli interlocutori istituzionali le contraddizioni della scelta legislativa: perché se il sorteggio è ritenuto la panacea di tutti i mali lo si impone solo negli enti pubblici? Forse che le medesime esigenze di imparzialità e rotazione che, con l’estrazione, si vogliono tutelare, non ricorrono, se possibile in modo ancor più intenso, nelle partecipate pubbliche e nelle quotate? Insomma, i margini di manovra e di riflessione sono tutt’altro che ristretti e, con impegno e convinzione, c’è senz’altro spazio per migliorare un sistema che, allo stato, lascia a dir poco perplessi.  

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