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Orlando: “Sgravi fiscali per incentivare arbitrati e negoziazioni”
Il Ministro della Giustizia illustra le finalità della riforma della Giustizia civile. E si dice pronto ad un dialogo con i Commercialisti
di M.P.
 

Signor Ministro, lei ha appena varato un’ambiziosa riforma della Giustizia civile, il cui obiettivo dichiarato è la drastica riduzione dei tempi dei processi e uno smaltimento dell’enorme carico di arretrato, mettendo in campo due nuovi strumenti per la risoluzione alternativa delle controversie, quali arbitrato e negoziazione. La mediazione, nata con gli stessi obiettivi, non è mai decollata del tutto. Perché questa volta dovrebbe andare meglio?

I nuovi strumenti entrati in vigore con il decreto-legge n. 132 del 12 settembre 2014, la translatio arbitrale e la negoziazione assistita, sono stati varati a seguito di un lungo e approfondito confronto con le rappresentanze di tutti gli attori coinvolti nel processo civile. È un particolare importante. Io confido ad esempio che con questo metodo di condivisione e responsabilizzazione in prima linea saranno proprio gli avvocati i primi soggetti interessati ad innescare un processo virtuoso di funzionamento delle nuove procedure. Come è noto, le norme puntano a ridurre i tempi del servizio giustizia e a smaltire l’enorme mole di arretrato che grava sul sistema civile ed economico del Paese: incentivare attraverso sgravi fiscali l’utilizzo di questi strumenti sarà anche l’obiettivo di un emendamento che presenteremo al decreto legge nella fase di conversione. Per quanto riguarda la mediazione, lo strumento ha dato risultati positivi quando è stato reso "obbligatorio", non è un caso che la reintroduzione dell’obbligatorietà come strumento deflattivo decisa nel settembre 2013 riscosse anche il plauso dell’Europarlamento, con tanto di congratulazioni formali al Governo italiano per avere creato un modello di mediazione “da cui l’intera Unione Europea deve imparare”.

Come possono convivere i due nuovi strumenti deflattivi con la mediazione?

La translatio arbitrale e la negoziazione assistita sono strumenti diversi e complementari rispetto alla mediazione. La prima riguarda le cause civili in tribunale o in appello pendenti alla data di entrata in vigore del decreto-legge e offre alle parti la possibilità di richiedere al giudice di promuovere un procedimento arbitrale. La negoziazione assistita è una procedura gestita dagli avvocati delle parti per il raggiungimento di un accordo prima che la lite venga portata davanti al giudice. Non si tratta dunque di strumenti alternativi alla mediazione, ma di possibilità offerte alle parti che, proprio per le loro caratteristiche peculiari, intervengono in ambiti e tempi diversi. La mediazione punta a comporre gli interessi delle parti, mentre l'arbitrato è aggiudicativo e distribuisce torti e ragioni. Anche la conciliazione con l’assistenza degli avvocati (o negoziazione assistita) è compositiva, ma si pone come condizione di procedibilità in materie diverse da quelle in cui la mediazione è obbligatoria. Non ci sarà quindi alcuna sovrapposizione e difficoltà di convivenza. I commercialisti lamentano la loro esclusione da arbitrato e negoziazione, riservata ai soli avvocati, mentre in moltissimi altri ambiti il legislatore riconosce in pieno le loro competenze. In sostanza la categoria dice all’Esecutivo: siamo pronti e qualificati a dare una mano per l’affermazione della riforma, coinvolgete anche noi.

Cosa risponde a questa offerta di collaborazione?

La accolgo con piacere e mi ripropongo di allacciare al più presto un confronto concreto ed operativo.

La professione è in prima linea anche sul fronte della gestione dei beni sequestrati alla mafia. Ci sono novità sull’Albo degli amministratori giudiziari e dell’emanazione del relativo tariffario, di fatto bloccati quattro anni, in attesa dei decreti attuativi?

Il succedersi in questi quattro anni di cinque “amministrazioni” differenti non ha favorito evidentemente la compilazione del provvedimento in questione. Quello che oggi posso dire con certezza è che il regolamento è passato dagli uffici del nostro ministero a quelli di palazzo Chigi per la fase di finalizzazione. 

Andrea Orlando, Ministro della Giustizia  

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