L'Intervento
 
Gli strumenti finanziari
Il fabbisogno finanziario è uno degli elementi discriminanti del processo di internazionalizzazione delle aziende. Minibond e finanziamenti ai liberi professionisti
Riccardo Ricci, ODCEC di Roma
 

In una strategia di internazionalizzazione, il fabbisogno finanziario dell’azienda ricopre un elemento discriminante per la fattibilità del progetto. Questo lavoro ha due obiettivi: _ dare una visione d’insieme di quelli che sono gli strumenti finanziari di supporto all’internazionalizzazione e delle istituzioni che li veicolano; _ creare un supporto operativo, dinamico e aggiornato, che consenta al professionista di usufruire di quegli strumenti. Gli strumenti finanziari, a sostegno dell’internazionalizzazione, si possono sinteticamente raggruppare in sistemi di pagamento e strumenti finanziari, agevolati e non, finalizzati a sostenere un processo o una strategia di internazionalizzazione. Una prima disamina dei sistemi di pagamento ha costituito il focus di un convegno organizzato dalla Commissione per l’internazionalizzazione d’impresa dell’ODCEC di Roma, il 23 aprile 2013. I principali strumenti per il sostegno finanziario all’esportazione sono i crediti agevolati all’esportazione (di cui alla legge 143/77 c.d. “ex legge Ossola”). Non meno importanti sono gli strumenti di sostegno finanziario agli investimenti all’estero, tra cui la legge 100/90, che intende favorire la partecipazione e i finanziamenti agevolati per investimenti compiuti fuori dai confini nazionali. Segnaliamo come utili strumenti di finanziamento per l’internazionalizzazione anche i Mini Bond e i Finanziamenti ai liberi professionisti. Gli istituti finanziari di maggior interesse sono SIMEST, SACE e Banca Mondiale. La maggior parte degli strumenti finanziari pubblici citati in precedenza sono gestiti dal 1999 da SIMEST, società per azioni controllata da Cassa Depositi e Prestiti. Gli strumenti di finanza agevolata finanziano gli studi di pre-fattibilità e fattibilità, i programmi di assistenza tecnica fuori dai Paesi UE, i programmi d’inserimento nei Paesi esteri, il credito all’esportazione con contributo in conto interessi e contributi in conto interessi sui finanziamenti bancari a favore di imprese che partecipano al capitale di rischio in società estere partecipate da SIMEST. Un altro strumento molto appetibile è il Fondo unico di Venture Capital, che ha come obiettivo generale quello di acquistare la partecipazione fino al 49% del capitale di una società estera. Oltre a SIMEST è molto importante il supporto di SACE, gruppo assicurativo-finanziario, controllato anch’esso al 100% da Cassa Depositi e Prestiti, attivo nell’export credit, nell’assicurazione del credito, nella protezione degli investimenti, nelle garanzie finanziarie, nelle cauzioni e nel factoring. Il Gruppo assume, in assicurazione e/o in riassicurazione, i rischi cui sono esposte le aziende italiane nelle loro transazioni internazionali e negli investimenti all’estero. A maggio 2013 SACE ha lanciato “Pmi No-Stop”, un’iniziativa dedicata esclusivamente alle Pmi per offrire loro un one stop shop per ottenere più facilmente finanziamenti, gestire al meglio i propri crediti, ridurre i rischi di mancato pagamento e muoversi in sicurezza verso nuovi mercati. Uno studio empirico(1) ha evidenziato che la forma di sostegno pubblico maggiormente utilizzata è legata a modalità di intervento di tipo creditizio, piuttosto che partecipativo e comunque affiora che una quota rilevante di imprese ha espresso giudizi positivi sugli strumenti utilizzati. Ulteriori strumenti finanziari destinati all’internazionalizzazione sono veicolati dalla Banca Mondiale. Il crescente mercato degli appalti della Banca Mondiale, oltre ad essere un’opportunità interessante, rappresenta anche un volano privilegiato per l’internazionalizzazione delle imprese nella logica della cooperazione e dello sviluppo sostenibile. La Banca Mondiale è stata creata il 27 dicembre 1945 e oggi comprende due istituzioni internazionali, che hanno l’obiettivo di lottare contro la povertà e di organizzare aiuti e finanziamenti agli Stati in difficoltà: la Banca Internazionale per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BIRS) e l’Agenzia Internazionale per lo Sviluppo (AID o IDA). Gli obiettivi della Banca mondiale si sono recentemente concentrati sulla riduzione della povertà, l’educazione e lo sviluppo sostenibile in quanto chiavi per la crescita economica, abbandonando l’obiettivo unico e puro della crescita economica, supportando inoltre la creazione di imprese di dimensione ridotta, sul modello delle pmi italiane. La Banca Mondiale opera con due modalità. La prima è quella del finanziamento, sulla base di un progetto specifico, ai governi dei Paesi interessati, che gestiscono i meccanismi di attribuzione delle collaborazioni attraverso i bandi di gara. In questo caso l’azienda, attraverso il sito di Banca Mondiale, può consultare tutti i progetti aperti e i relativi bandi di concorso. L’altra modalità è quella dei finanziamenti alle aziende di tutto il mondo che presentano un progetto di investimento in un paese in via di sviluppo. In questo caso l’azienda si rivolge direttamente a World Bank presentando il proprio progetto. Passando alla trattazione dei cosiddetti “Mini Bond” e ai finanziamenti ai liberi professionisti - quest’ultimi veicolati dalle casse di previdenza di categoria - si ritiene strategico tenerli in considerazione, in quanto i primi sono in grado di sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e i secondi possono finanziare la crescita tecnico-culturale e specialistica degli studi professionali. Il decreto legge 83/2012 (c.d. decreto Sviluppo) e successive modifiche, ha introdotto importanti novità in tema di strumenti alternativi di finanziamento per le pmi. I Mini Bond sono rivolti alle piccole e medie imprese con l’obiettivo di:
- identificare strumenti che siano alternativi al tradizionale canale bancario;
- finanziare l’attività delle pmi non quotate;
- riequilibrare e/o rafforzare la struttura finanziaria delle pmi;
- dare impulso al mercato dei capitali di debito in Italia ed omogenizzare le opportunità per le nostre imprese rispetto ad altre esperienze europee.
Infine, sembrerebbe che anche gli studi professionali potranno fruire di incentivi veicolati appunto dalle rispettive Casse di Previdenza, per iniziare o implementare l’attività. La notizia positiva arriva da Bruxelles e consente di superare uno dei tabù o dei fraintendimenti che finora, nei fatti, avevano precluso l’accesso degli studi agli incentivi. Ai professionisti dunque - soprattutto ai giovani - si dà la chance di trovare alleati finanziari per sviluppare nuovi servizi alla clientela ed aprirsi all’internazionalizzazione.  

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1) Dipartimento di Ricerche Aziendali «Riccardo Argenziano» Università degli Studi di Pavia, L’internazionalizzazione delle imprese italiane a cura di Cosetta Pepe e Antonella Zucchella, Il Mulino, 2009.  

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N. 2 - Febbraio 2014
 
Editoriale
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Presentazione
Il processo di internazionalizzazione delle imprese è estremamente...
 
 
L'Intervento
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