L'Intervento
 
Modifiche all’antiriciclaggio, un’occasione per migliorarne il rispetto
L’auspicio è che le prossime modifiche normative vadano nella direzione della logicità, concretezza, comprensibilità e semplicità applicativa
Luciano De Angelis, Odcec di Ascoli Piceno
 

Le recenti statistiche sui controlli antiriciclaggio negli studi dei professionisti rese note dalla Guardia di Finanza, attraverso ‘Italia Oggi’, destano stupore e preoccupazione. L’indagine, si badi, non ha riguardato solo i commercialisti (non è infatti stato possibile avere dati disaggregati per categoria) ma anche notai, avvocati, revisori persone fisiche, consulenti del lavoro ed esercenti attività in tema di contabilità e tributi. I dati dimostrano infatti che su 378 ispezioni effettuate fra il 2010 ed il 2013 (con trend crescente, visto che nell’ultimo anno le verifiche effettuate sono state 162 e quest’anno ne sono attese oltre 200), si sono registrate ben 176 violazioni amministrative (la maggior parte sulle mancate comunicazioni di irregolarità sui contanti, ben 84, ma anche omessa istituzione dell’archivio unico, in ben 79 casi, mentre 50 sono state le violazioni per omessa segnalazione di operazioni sospette), e ben 250 sanzioni penali. Queste ultime hanno riguardato in 105 casi violazioni degli obblighi di identificazione del cliente e in 145 situazioni di omessa, ritardata o incompleta registrazione dei dati attinenti ai clienti ed alle prestazioni. La lettura di siffatti dati, come si diceva, desta in chi scrive stupore. Come è possibile che oltre il 20% dei professionisti non avevano neppure istituito l’archivio, che quasi il 30% non lo avevano compilato e quasi il 40% non avevano adempiuto correttamente agli obblighi di registrazione? Forse la normativa in questione desta una specie di rifiuto inconscio nei professionisti italiani che probabilmente hanno maturato in questi anni una sorta di “repulsione” per tali obblighi, o forse, in attesa di una semplificazione degli adempimenti, sperano che i controlli non riguardino i loro studi (su circa 400.000 professionisti potenzialmente controllabili, 378 in 4 anni rappresentano sempre meno di uno studio controllato su 1.000). Ma se queste sono le ragioni dei mancati adempimenti, esse certamente non giustificano il professionista, e di qui la preoccupazione. Se è vero (come lo è) che le norme antiriciclaggio per i professionisti italiani sono fra le più rigide d’Europa, semplificazioni radicali non sono contemplate nei futuri scenari normativi. Anzi, con l’accoglimento degli accordi Gafi 2012 (che potrebbero presto portare ad una modifica del d.lgs. 231/07), la probabile introduzione nell’ordinamento penale del reato di autoriciclaggio, ed il recepimento della 4° direttiva (che nelle attuali bozze prevede sanzioni molto più rilevanti delle attuali sui trasgressori) probabilmente dovremmo attenderci, a breve, ulteriori irrigidimenti della legislazione e non certo una semplificazione. Vi è da dire, tuttavia, che le future modifiche normative potrebbero essere l’occasione giusta per eliminare una serie di palesi incongruenze delle attuali disposizioni in materia, soprattutto in merito agli adempimenti a cui sono chiamati i componenti degli organi di controllo societari di tipo pluripersonale. Per esempio, in merito al collegio sindacale, l’Uif ritiene che ogni sindaco-revisore debba fare la segnalazione per conto proprio. Sul tema è, tuttavia, da evidenziare che i commi 1° e 3° dell’art. 46 del d.lgs. 231/07, vietano espressamente ai destinatari della normativa antiriciclaggio obbligati alla segnalazione di comunicare ai soggetti interessati o a terzi l’avvenuta segnalazione di operazione sospetta, pena l’arresto da sei mesi a un anno o l’ammenda da 5.000 a 50.000 euro (art. 55, comma 8). E’ vero che lo stesso art. 46, al comma 5, esclude dal divieto di comunicazione i professionisti che operano all’interno dello stesso studio associato, ma da un lato tale previsione non è prevista all’interno del collegio sindacale e, dall’altro (e direi soprattutto) non è estesa ai revisori, visto che l’art. 46 fa riferimento ai professionisti di cui all’art. 12 (avvocati, commercialisti, notai, ecc.) ma non ai revisori previsti dall’art. 13, mentre la segnalazione è prevista proprio in quanto i sindaci svolgono, all’interno dei collegi espressamente la funzione di revisori contabili. In definitiva se un sindaco provvede alla segnalazione ed il suo collega no, al secondo potrebbe essere imputabile una omissione; anche se la causa può essere solo una diversa sensibilità, la segnalazione dell’uno si trasforma in denuncia nei confronti dell’altro. Sempre in merito ai sindaci che però non svolgono funzioni di controllo legale dei conti, sussiste un altro problema legato al disposto normativo. Secondo il Mef, infatti, essi (individualmente) avrebbero l’obbligo di provvedere alle comunicazioni di cui all’art. 51 del d.lgs. 231/07 in merito alle irregolarità su contanti ed assegni poste in essere dagli amministratori della società. La posizione del Ministero delle Finanze è normativamente ineccepibile. Infatti l’esenzione dagli obblighi antiriciclaggio per i sindaci (non revisori) di cui all’art. 12, comma 3-bis, d.lgs. 231/07, è limitata alle disposizioni di cui al titolo II, capo I (obblighi di adeguata verifica), capo II (obblighi di registrazione) e capo III (obblighi di segnalazione di operazione sospetta), mentre nessuna esenzione è prevista per il Titolo III, recante, in particolare, proprio gli obblighi di comunicazione delle irregolarità in merito alle limitazioni nell’uso dei contanti e dei titoli al portatore. In ottica pragmatica-operativa, tuttavia, il disposto normativo non è attuabile. Come può, infatti, un sindaco delegato esclusivamente ai controlli ex art. 2403 c.c. rinvenire irregolarità su pagamenti fatture, finanziamenti soci, distribuzioni di utili, pagamenti infragruppo se nei suoi doveri istituzionali non c’è il controllo della documentazione contabile, prerogativa questa del revisore esterno? Anche l’interpretazione delle norme dà i suoi problemi. L’art. 38, comma 4, d.lgs. 231/07, consente al professionista che tiene l’archivio cartaceo di “rendere disponibili i dati e le informazioni registrati” entro tre giorni dalla richiesta della Guardia di finanza. Una norma che lascia esplicitamente un termine per “aggiornare” i contenuti dell’archivio, in merito magari alle ultime consulenze poste in essere dal professionista. Ciononostante la prassi delle Fiamme gialle è di richiedere immediatamente lo stesso registro e siglarlo pagina per pagina, proprio per impedirne l’aggiornamento nei tre giorni a disposizione del professionista. Insomma, se si vuole la collaborazione dei professionisti, forse gli adempimenti dovrebbero essere più sostanziali che formali, ma se è richiesto (sic) anche il rispetto della forma, questo dovrebbe avvenire sulla base di regole chiare e concretamente rispettabili. L’auspicio è almeno che le incisive modifiche normative, che verranno introdotte nei prossimi mesi, vadano nella direzione della logicità, concretezza, comprensibilità e semplicità applicativa. Questo almeno credo ci sia dovuto, anche perché, ricordiamolo, le sanzioni dirette sul professionista non sono mai eludibili con nessuna copertura assicurativa. 

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N. 5 - Maggio 2014
 
Editoriale
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