L'Intervento
 
Le soluzioni stragiudiziali nelle controversie con le banche
Sono quattro gli strumenti, in genere poco costosi, che possono nuovamente condurre il rapporto deteriorato con la banca nel binario della reciproca fiducia
Flavia Silla, Odcec di Roma
 

In via generale, i mezzi ADR (Alternative Dispute Resolution) consentono alle parti di pervenire ad una soluzione della controversia secondo tre modalità:
- negoziazione diretta (composizione autonoma della lite);
- mediazione (accordo raggiunto con l’aiuto di un terzo imparziale);
- giudizio di un terzo diverso dal giudice statale (arbitrato).
La prima fattispecie presuppone che i contendenti abbiano ancora fiducia tra di loro e continuino a parlarsi nonostante il contrasto intervenuto; è possibile che riescano in via autonoma a redigere e sottoscrivere un accordo transattivo volto a disciplinare un nuovo assetto di interessi.
La mediazione è, invece, uno strumento utile quando la negoziazione diretta non è più in grado di portare frutti; ciò accade se le parti si trovano in una situazione di conflitto e di stallo. Non riponendo più fiducia tra di loro vengono spesso risucchiate in un vortice negativo che non permette di intravedere alcun risultato positivo. 
Ecco allora che l’intervento e il contributo di un terzo neutrale, imparziale ed “equivicino” può facilitare il raggiungimento di un accordo anche tramite la formulazione di una proposta che le parti saranno libere di accogliere o rifiutare.
Come si ricorderà, il mediatore è infatti una figura professionale che ha il compito precipuo di aiutare i contendenti e non certo di decidere la controversia che fosse tra di loro insorta.
La mediazione trova peraltro il proprio limite nell’alta conflittualità; diventa infatti un mezzo inefficace, pur se condotta da un bravissimo mediatore, quando le parti non si spostano dalle loro posizioni di contrasto e non accolgono altre soluzioni se non quella di tipo contenzioso davanti ad un giudice statale o a un giudice privato.

Contenzioso bancario e soluzioni stragiudiziali
Nell’ambito della crisi che sta avvolgendo il nostro Paese, le controversie con le banche e gli altri intermediari stanno raggiungendo vette prima impensabili.
Erronee segnalazioni alla Centrale Rischi, utilizzo di tassi di usura, blocco illegittimo di carte di credito, modalità errate di calcolo della valuta, applicazione illegittima dell’anatocismo sono all’ordine del giorno e stanno alimentando un notevolissimo contenzioso con le imprese.
In questa prospettiva è opportuno valutare le soluzioni stragiudiziali non contenziose che possono essere validamente adottate in proprio ovvero suggerite al cliente.
Si tratta di quattro mezzi in genere poco costosi che possono nuovamente condurre il rapporto deteriorato con la banca nel binario della reciproca fiducia.
Si fa riferimento in particolare al ricorso:
- all’Ombusdman Bancario /Giurì bancario;
- alla Camera di conciliazione e arbitrato della Consob;
- all’Arbitro Bancario e Finanziario;
- alla mediazione civile e commerciale prevista dal d.lgs.  28/2010.
Tralasciando il primo strumento, che oggi ha perso gran parte di interesse a causa dell’introduzione dell’Arbitro Bancario Finanziario (v. articolo a firma di M. Caradonna), è opportuno segnalare che si tratta di procedure diverse tra di loro per competenza, per termini e per funzioni esercitate.
Così, la Camera Consob istituita dal d.lgs. 179/2007 si occupa solo delle controversie insorte tra gli investitori e gli intermediari per la violazione da parte di questi degli obblighi di informazione, correttezza e trasparenza previsti nei rapporti contrattuali con gli investitori. Nella specie, la procedura, attivabile dal solo cliente dopo la presentazione del reclamo all’intermediario senza che abbia ricevuto da questi risposta ovvero in caso di risposta insoddisfacente, si riferisce alle vertenze relative ai servizi di investimento e di gestione collettiva del risparmio. Per servizi di investimento si intendono quelli disciplinati dal d.lgs. 58/1998, vale a dire la negoziazione per conto proprio, l’esecuzione di ordini per conto della clientela, il collocamento, la gestione di portafogli, la ricezione e la trasmissione di ordini, la consulenza in materia di investimenti. I servizi di gestione collettiva del risparmio sono invece rappresentati dai servizi nella gestione dei fondi comuni di investimento nei quali le quote di più risparmiatori sono unite per essere investite in titoli o in altre attività. Restano dunque escluse dalla competenza della Camera Consob le controversie in tema di mutui, interessi bancari, conti correnti.
Queste ultime rientrano invece nella competenza dell’Arbitro Bancario Finanziario, organo che non può peraltro intervenire in tema di servizi ed attività di investimento. Anche questa soluzione, adottabile dal solo cliente e non dall’intermediario, presuppone la preventiva presentazione del reclamo del primo alla banca; solo in caso di mancata risposta o di risposta insufficiente il cliente potrà dunque ricorrere all’Arbitro Bancario Finanziario nei successivi dodici mesi.
Al di là della competenza, le due procedure si distinguono fondamentalmente per il ruolo esercitato dal conciliatore Consob rispetto all’ABF.
Il primo svolge esclusivamente un’attività volta ad aiutare le parti a raggiungere un accordo anche tramite la formulazione della proposta e non ha alcun ruolo decisorio; il secondo emette invece una decisione che, pur non vincolante per le parti, viene normalmente osservata dagli intermediari.
Non va infatti dimenticato che l’inadempimento della banca sarà oggetto di pubblicazione nel sito dell’ABF nonché in due giornali a diffusione nazionali.
Proprio il rischio di danni all’immagine induce dunque gli intermediari stessi a rispettare le decisioni di tale Organo, decisioni che nel tempo hanno costituito una giurisprudenza di dimensioni rilevanti.
Entrambe le soluzioni sono poi in grado di soddisfare la condizione di procedibilità disposta dall’art. 5, d.lgs. 28 del 2010 prima di iniziare o proseguire il processo giurisdizionale che abbia ad oggetto la controversia bancaria.
Le medesime finalità (soddisfazione della condizione di procedibilità e adozione di soluzione stragiudiziale per una vertenza bancaria) sono infine conseguibili dal procedimento di mediazione. Quest’ultimo, che ha per oggetto tutte le controversie in materia civile e commerciale relative a diritti disponibili, comprese quelle tra banca e cliente, può essere attivata da ciascuna parte (cliente e intermediario) ed ha una funzione meramente conciliativa.

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N. 12 - Dicembre 2013
 
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