L'Intervento
Il commissario giudiziale nel concordato con riserva
Una facoltà prevista dal legislatore, non un obbligo e come tale spesso la nomina avviene quando nel ricorso il debitore dichiara di voler proporre ai creditori un concordato in continuità ex art. 186-bis legge fallimentare
Franco Michelotti, Odcec di Pistoia
 

La legge n. 134/2012 ha introdotto nel nostro ordinamento il cd. concordato con riserva o in bianco o preconcordato, prendendo come riferimento il cd. automatic stay, disciplinato dal noto Chapter 11 statunitense. La suddetta riforma ha avuto un indubitabile successo, in quanto dalla sua entrata in vigore (11 settembre 2012) la gran parte dei concordati presentati hanno avuto avvio con un ricorso ex art. 161, co. 6, l.f., con riserva di deposito della proposta, del piano e della documentazione relativa, ivi compresa la relazione attestativa del professionista. Sennonché, si sono verificati anche abusi, perché in certi casi si è chiesto il termine solo per dilazionare il momento in cui la crisi o l’insolvenza si rendeva palese, senza effettivamente adoperarsi per il raggiungimento di un accordo con i creditori o per la presentazione della proposta e del piano ai creditori. Il tutto con l’aumento delle prededuzioni, che nelle situazioni più gravi hanno manifestamente recato danno alle ragioni dei creditori, aggravando lo stato di crisi. Nel periodo cd. interinale, che va dalla data del deposito del ricorso ex art. 161, co. 6, l.f. alla data del deposito del decreto di ammissione al concordato preventivo, infatti, l’imprenditore conserva l’amministrazione della sua impresa, dovendo essere autorizzato dal Tribunale solo per il compimento degli atti urgenti di straordinaria amministrazione. Tuttavia, i debiti legalmente contratti in tale periodo godono della prededuzione. In questo contesto, è intervenuto il legislatore che, con il cd. decreto del ‘Fare’, ha ulteriormente modificato la l.f., proprio nell’art. 161, che è stato riformulato al fine di reprimere gli abusi che si erano verificati nel concordato con riserva. Il d.l. n. 69/2013, conv., con mod. dalla l. n. 98/2013, ha adottato delle misure correttive volte a rafforzare i poteri di controllo del Tribunale nella fase del pre-concordato, rendendo più trasparente la gestione dell’impresa in tale delicato periodo interinale. Tra le novità introdotte, oltre all’obbligo del deposito in sede di ricorso con riserva dell’elenco dei creditori e alla fissazione di obblighi informativi mensili circa la conduzione aziendale, spicca il potere di nominare il commissario giudiziale. Si tratta di facoltà e non di un obbligo, per cui tale potere verrà esercitato dal tribunale nei casi più delicati, espressamente motivando le ragioni della nomina. Spesso in pratica la nomina avviene quando nel ricorso il debitore dichiara di voler proporre ai creditori un concordato in continuità ex art. 186-bis della l. fall.. Il momento, a partire dal quale la nomina può essere disposta, decorre dal decreto in cui il tribunale fissa il termine per il deposito della proposta e del piano, ma, in pratica, potrà avvenire anche successivamente, allorché se ne ravvisi la necessità, come per esempio in occasione della richiesta di particolari autorizzazioni. È possibile che, contestualmente alla nomina, il Tribunale disponga il deposito presso la cancelleria fallimentare di una somma in denaro per fronteggiare le spese relative al compenso del commissario, in quanto è noto come il ricorso di concordato con riserva non sempre conduca all’apertura di un concordato preventivo, per cui in tali casi il deposito delle spese assicura la remunerazione dell’attività compiuta dal commissario; infatti, lo scioglimento della riserva può avere i seguenti esiti: a. deposito della proposta di concordato completa e conseguente ammissione al concordato; b. deposito di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis l.f.; c. rinuncia al ricorso, in mancanza di istanze di fallimento, con il ritorno in bonis del debitore; d. deposito di una domanda di fallimento in proprio, nel caso in cui l’impresa versi in una situazione di insolvenza e conseguente dichiarazione di fallimento; e. deposito di un’istanza per la dichiarazione dello stato di insolvenza ai fini dell’amministrazione straordinaria di cui al d.lgs. n. 270/99 e succ. mod. ed int., in presenza dei relativi presupposti; f. eventuale interferenza con le procedure di sovraindebitamento, in caso di insussistenza dei presupposti ex art. 1, co. 2 l.f.. Molteplici e delicate sono le funzioni del cd. pre-commissario. 1. Riferisce al tribunale immediatamente quando rileva che il debitore ha posto in essere una delle condotte di cui all’art. 173 l.f.. Il tribunale, se verifica la sussistenza delle condotte stesse, può dichiarare improcedibile la domanda e su istanza del p.m. o di un creditore avviare l’istruttoria prefallimentare per dichiarare il fallimento, sempreché ve ne siano i presupposti. 2. Vigila sull’assolvimento da parte del debitore dell’obbligo informativo periodico, circa la gestione finanziaria dell’impresa e l’attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano, nonché sul deposito della situazione finanziaria mensile al fine della pubblicazione nel Registro delle imprese. 3. Riferisce al tribunale circa la manifesta inidoneità dell’attività compiuta dal debitore alla predisposizione della proposta e del piano, al fine di eventualmente far abbreviare il termine per lo scioglimento della riserva, completando la domanda. 4. Esamina le scritture contabili dell’impresa che è obbligata a tenerle a sua disposizione. 5. Vigila che non vengano pagati debiti anteriori, al di fuori delle ipotesi di cui all’art. 182, quinquies, co. 4, l. f.. 6. Esprime il parere: a. nel caso in cui il tribunale d’ufficio valuti se abbreviare il termine per lo scioglimento della riserva nella fattispecie n. 3 di cui sopra; b. sulla richiesta di autorizzazione a compiere gli atti urgenti di straordinaria amministrazione. Si tratta di un parere obbligatorio, nel senso che il tribunale è obbligato a richiedere e il commissario è obbligato a esprimere, ma non è vincolante per il tribunale; c. sulla richiesta di scioglimento o di sospensione dei contratti pendenti ex art. 169-bis l.f.; d. sulla richiesta di pagamento dei creditori anteriori strategici o di autorizzazione a contrarre finanziamenti in prededuzione.  

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N. 4 - Aprile 2014
 
Editoriale
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L'Intervento
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