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FISCO, RIFORMA FISCALE AI NASTRI DI PARTENZA

Avviato in commissione Finanze della Camera il progetto di legge recante “disposizioni concernenti il contrasto dell'elusione fiscale e dell'abuso del diritto in materia tributaria” (C. 950) a firma dell’on. Zanetti (ScpI) ed abbinato alle proposte di legge n. C. 282, CAUSI ed altri "Delega al Governo per la riforma del sistema fiscale", C. 1122 CAPEZZONE ed altri "Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita".

Nella relazione introduttiva è specificato che la proposta di legge trae la sua origine dalla necessità di dare certezza agli operatori economici e alla stessa amministrazione finanziaria in relazione al complesso tema dell'elusione fiscale, dopo che, ormai quasi cinque anni fa, la Suprema Corte di cassazione ha consolidato un orientamento giurisprudenziale che afferma l'esistenza di un principio generale il quale consente di contrastare le condotte che abusano del diritto tributario, per finalità di illecito risparmio fiscale, facendolo derivare direttamente dal dettato dell'articolo 53 della Costituzione.

Il progetto di legge, nell'abrogare l'articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, recepisce ed esplicita in modo puntuale tutti i princìpi del richiamato disegno di legge di delega per la riforma del sistema fiscale, quali in particolare:

a) definire la condotta abusiva come uso distorto di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio d'imposta, ancorché tale condotta non sia in contrasto con alcuna specifica disposizione;

b) garantire la libertà di scelta del contribuente tra diverse operazioni comportanti anche un diverso carico fiscale e, a tal fine:

1)     considerare lo scopo di ottenere indebiti vantaggi fiscali come causa prevalente dell'operazione abusiva;

2)     2) escludere la configurabilità di una condotta abusiva se l'operazione è giustificata da ragioni extrafiscali non marginali; stabilire che costituiscono ragioni extrafiscali anche quelle che non producono necessariamente una redditività immediata dell'operazione ma rispondono ad esigenze di natura organizzativa e determinano un miglioramento strutturale e funzionale dell'azienda del contribuente;

c) prevedere l'inopponibilità degli strumenti giuridici di cui alla lettera a) all'amministrazione finanziaria e il conseguente potere della stessa di disconoscere il relativo risparmio di imposta;

d) disciplinare il regime della prova ponendo a carico dell'amministrazione finanziaria l'onere di dimostrare il disegno abusivo e le modalità di manipolazione e di alterazione funzionale degli strumenti giuridici utilizzati nonché la loro mancata conformità a una normale logica di mercato, prevedendo, invece, che gravi sul contribuente l'onere di allegare l'esistenza di valide ragioni extrafiscali alternative o concorrenti che giustifichino il ricorso a tali strumenti;

e) prevedere una formale e puntuale individuazione della condotta abusiva nella motivazione dell'accertamento fiscale, a pena di nullità dell'accertamento stesso;

f) prevedere specifiche regole procedimentali che garantiscano al contribuente un efficace contraddittorio con l'amministrazione finanziaria e ne salvaguardino il diritto di difesa in ogni fase del procedimento di accertamento tributario.

Nell’articolato si prevede, altresì, che costituisce risparmio di imposta indebito quello che risulta dalla comparazione tra l'onere tributario che si sarebbe determinato in assenza delle operazioni effettuate e quello derivante dalla loro effettuazione, mentre non costituisce in alcun caso risparmio di imposta indebito la differenza tra l'onere tributario risultante a seguito delle operazioni effettuate e quello maggiore che si sarebbe determinato qualora il medesimo assetto d'interessi fosse stato conseguito con operazioni diverse e fiscalmente più onerose: deve infatti riconoscersi al contribuente la libertà di scegliere la soluzione fiscalmente meno onerosa nell'ambito delle diverse soluzioni consentite dall'ordinamento giuridico per conseguire l'assetto di interessi da lui perseguito.

Inoltre, viene stabilito un quadro certo con riferimento ai riflessi sanzionatori, dal punto di vista sia amministrativo che penale.

In particolare, la logica che presiede alla disciplina di questi aspetti alquanto controversi in giurisprudenza (sussistendo pronunce favorevoli alla rilevanza sanzionatoria dell'elusione sia dal punto di vista delle sanzioni pecuniarie amministrative sia di quelle penali, così come pronunce di segno opposto su uno o su entrambi i punti) è quella di prevedere:

-          sul fronte delle sanzioni amministrative pecuniarie, sempre la sanzionabilità della condotta elusiva, prevedendo però, in ragione della mancata violazione di norme espresse, sanzioni più tenui di quelle previste per il caso dell'evasione (da un minimo del 50 per cento a un massimo del 100 per cento, contro un minimo del 100 per cento e un massimo del 200 per cento), con previsione di sanzioni viceversa più pesanti (da un minimo del 150 per cento a un massimo del 300 per cento, contro un minimo del 100 per cento e un massimo del 200 per cento) qualora il comportamento elusivo si esplichi nell'allocazione all'estero di base imponibile o imposte che sarebbero risultate dovute in Italia (ciò in ragione della particolare gravità e pericolosità sociale di questo tipo di comportamenti);

-          sul fronte delle sanzioni penali, la sanzionabilità della condotta elusiva solo qualora si esplichi nell'allocazione all'estero di base imponibile o imposte che sarebbero risultate dovute in Italia (per le medesime regioni sopra evidenziate).

Per quanto riguarda infine il pagamento delle maggiori imposte, sanzioni e interessi frutto di un accertamento di condotta elusiva, la proposta di legge prevede che, in caso di ricorso del contribuente, la riscossione resti sospesa sino alla sentenza del giudice di primo grado, per poi procedere secondo le regole ordinariamente previste.

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